OITNB: Libro VS Serie TV
Mi dovete perdonare: sono sparita dalla circolazione per un po', ma capita che la vita a volte prenda il sopravvento e ti allontani dal pc, dalla tv o dai libri.
Ho visto alcune serie, ma non ho trovato né il tempo né lo stimolo per parlarne, ancora. Grandi cose di cui hanno scritto un po' tutti, da Stranger Things a La Casa di Carta... chissà che un giorno di questi non mi lanci in un rewatch e decida di parlarne anche io.
Ho anche faticato ad appassionarmi a qualche libro... ne ho iniziato diversi che poi ho abbandonato a loro stessi. Fino a che un giorno, subito dopo aver visto l'ultima puntata dell'ultima stagione di Orange is The New Black decido che è arrivato il momento di tentare anche la versione "scritta" di una delle serie tv che più ho amato in tutta la vita.
E devo dire la verità: forse ci sono rimasta un po' male.
Mi sembra strano, ma #forsenontuttinonsannoche Orange is The New Black è la storia vera di Piper Kerman (Chapman nel telefilm) che ha scritto un libro per raccontare la sua esperienza nelle carceri americane e sulla base di quello è stata realizzata la serie tv.
L'incipit è lo stesso per entrambi i prodotti: Piper oggi è la tipica brava ragazza americana, bionda, acculturata, di buona famiglia e con un devoto fidanzato a sostenerla, Larry.
Nel passato, però, Piper è stata anche una narcotrafficante: a trascinarla in quella brutta storia è stata un'altra ragazza di cui si era innamorata ma che poi l'avrebbe "venduta" alla polizia. Passano molti anni da quella faccenda, Piper rientra nei ranghi, si costruisce una vita nuova. A ricordarle quella storia travagliata solo un piccolo tatuaggio dietro il collo. Ma il passato non scappa e ad un certo punto si consegna, senza fare storie, al carcere cui è stata assegnata.
Qui libro e serie tv si separano.
Da un lato c'è la serie: ben realizzata, ben strutturata, ben raccontata, ben recitata e ben approfondita. Ironica, malinconica, triste, surreale, comica, riflessiva...le sfumature che racconta nel corso delle sette stagioni sono tante e variegate e pur avendo io il cuore di burro e la lacrima molto facile, raramente nella mia vita ho pianto così tanto guardando la televisione.
Il libro perde questi aspetti o meglio, essendo nato prima, non li ha mai avuti. Si ritrovano i tratti distintivi delle protagoniste ma le loro storie vengono, per lo più, appena accennate e questo impedisce al lettore di creare quella sintonia cui, se prima del libro aveva guardato la serie, era abituato.
Forse il mio errore è stato proprio questo: guardare prima la serie e poi leggere il libro, scoprire un mondo difficile e meravigliosamente corale in cui non è Piper ad essere protagonista ma tutte le donne e uomini che vivono il carcere e che sfruttano il personaggio di Piper come perno per raccontare un intero sistema.
Il libro in questo caso è il seme da cui sorge la quercia - serie tv.
Un libro che, però, arriva dritto alla scopo che si prefigura: denunciare il sistema carcerario femminile americano come un luogo in cui non si va nella direzione della rieducazione e del recupero ma verso lo sfogo delle proprie frustrazioni e l'annientamento della dignità.
Quindi se quello che cercate è un libro che vi faccia rivivere le emozioni che avete vissuto sullo schermo state facendo la scelta sbagliata: non esiste una storia d'amore tra Piper e Alex all'interno della prigione, anzi! Alex non è nemmeno Alex, ma è Nora: lei e Piper hanno condiviso lo stesso carcere solo per poche settimane; Piper e Larry non si sono mai lasciati, tutt'altro! Larry è rimasto accanto alla fidanzata per tutto il periodo del calvario dimostrandosi un uomo innamorato e tutto d'un pezzo. Non esistono nemmeno episodi di violenza estrema come quelli cui assistiamo nella serie tv, esiste invece un sistema di solidarietà tra colleghe carcerate che è commovente.
Sia Piper Kerman sia Piper Chapman (in quest'ordine, nella foto sotto) ci danno un insegnamento importante: non siamo mai soli.
Nemmeno quando crediamo di esserlo.
Possiamo vivere le situazioni peggiori, possiamo sentirci disperati, affranti, incattiviti, delusi, potranno cercare di piegarci nel peggiore dei modi, ma ci basterà alzare lo sguardo e allungare una mano per trovarne un'altra ad accoglierci.
Il mio consiglio è questo: se non è troppo tardi, prima leggete il libro. E' un bel libro, importante, da affrontare con attenzione, ma l'incredibile genialità di #OITNB (serie) è talmente alta che rischia di offuscare il romanzo e non sarebbe giusto.
Ho visto alcune serie, ma non ho trovato né il tempo né lo stimolo per parlarne, ancora. Grandi cose di cui hanno scritto un po' tutti, da Stranger Things a La Casa di Carta... chissà che un giorno di questi non mi lanci in un rewatch e decida di parlarne anche io.
Ho anche faticato ad appassionarmi a qualche libro... ne ho iniziato diversi che poi ho abbandonato a loro stessi. Fino a che un giorno, subito dopo aver visto l'ultima puntata dell'ultima stagione di Orange is The New Black decido che è arrivato il momento di tentare anche la versione "scritta" di una delle serie tv che più ho amato in tutta la vita.
E devo dire la verità: forse ci sono rimasta un po' male.
Mi sembra strano, ma #forsenontuttinonsannoche Orange is The New Black è la storia vera di Piper Kerman (Chapman nel telefilm) che ha scritto un libro per raccontare la sua esperienza nelle carceri americane e sulla base di quello è stata realizzata la serie tv.
L'incipit è lo stesso per entrambi i prodotti: Piper oggi è la tipica brava ragazza americana, bionda, acculturata, di buona famiglia e con un devoto fidanzato a sostenerla, Larry.
Nel passato, però, Piper è stata anche una narcotrafficante: a trascinarla in quella brutta storia è stata un'altra ragazza di cui si era innamorata ma che poi l'avrebbe "venduta" alla polizia. Passano molti anni da quella faccenda, Piper rientra nei ranghi, si costruisce una vita nuova. A ricordarle quella storia travagliata solo un piccolo tatuaggio dietro il collo. Ma il passato non scappa e ad un certo punto si consegna, senza fare storie, al carcere cui è stata assegnata.
Qui libro e serie tv si separano.
Da un lato c'è la serie: ben realizzata, ben strutturata, ben raccontata, ben recitata e ben approfondita. Ironica, malinconica, triste, surreale, comica, riflessiva...le sfumature che racconta nel corso delle sette stagioni sono tante e variegate e pur avendo io il cuore di burro e la lacrima molto facile, raramente nella mia vita ho pianto così tanto guardando la televisione.
Il libro perde questi aspetti o meglio, essendo nato prima, non li ha mai avuti. Si ritrovano i tratti distintivi delle protagoniste ma le loro storie vengono, per lo più, appena accennate e questo impedisce al lettore di creare quella sintonia cui, se prima del libro aveva guardato la serie, era abituato.
Forse il mio errore è stato proprio questo: guardare prima la serie e poi leggere il libro, scoprire un mondo difficile e meravigliosamente corale in cui non è Piper ad essere protagonista ma tutte le donne e uomini che vivono il carcere e che sfruttano il personaggio di Piper come perno per raccontare un intero sistema.
Il libro in questo caso è il seme da cui sorge la quercia - serie tv.
Un libro che, però, arriva dritto alla scopo che si prefigura: denunciare il sistema carcerario femminile americano come un luogo in cui non si va nella direzione della rieducazione e del recupero ma verso lo sfogo delle proprie frustrazioni e l'annientamento della dignità.
Quindi se quello che cercate è un libro che vi faccia rivivere le emozioni che avete vissuto sullo schermo state facendo la scelta sbagliata: non esiste una storia d'amore tra Piper e Alex all'interno della prigione, anzi! Alex non è nemmeno Alex, ma è Nora: lei e Piper hanno condiviso lo stesso carcere solo per poche settimane; Piper e Larry non si sono mai lasciati, tutt'altro! Larry è rimasto accanto alla fidanzata per tutto il periodo del calvario dimostrandosi un uomo innamorato e tutto d'un pezzo. Non esistono nemmeno episodi di violenza estrema come quelli cui assistiamo nella serie tv, esiste invece un sistema di solidarietà tra colleghe carcerate che è commovente.
Sia Piper Kerman sia Piper Chapman (in quest'ordine, nella foto sotto) ci danno un insegnamento importante: non siamo mai soli.
Nemmeno quando crediamo di esserlo.
Possiamo vivere le situazioni peggiori, possiamo sentirci disperati, affranti, incattiviti, delusi, potranno cercare di piegarci nel peggiore dei modi, ma ci basterà alzare lo sguardo e allungare una mano per trovarne un'altra ad accoglierci.
Il mio consiglio è questo: se non è troppo tardi, prima leggete il libro. E' un bel libro, importante, da affrontare con attenzione, ma l'incredibile genialità di #OITNB (serie) è talmente alta che rischia di offuscare il romanzo e non sarebbe giusto.



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