Jojo Rabbit: Hitler, vaffanculo!
Ciao amici! Sono appena tornata dal cinema e sono entusiasta di parlarvi del film che ho visto: Jojo Rabbit.
Ho cercato in rete le recensioni di recensori più recensionisti di me e ho trovato svariate critiche, io invece, dall'alto della mia ignoranza e del mio modo di affrontare tutto "a pelle" vi dico che raramente ho visto un film cosi perfetto.
Trama: Jojo è un ragazzino di 10 anni dai tratti perfettamente ariani che ha, come amico immaginario, un Hitler tanto autoritario quanto ridicolo. Respira a pieni polmoni l'aria della Germania nazista dell'ultimo periodo e ne è ossessionato: vuol diventare a tutti i costi uno di quei soldati alti, forti e sicuri di sé di cui Hitler, quello in carne ed ossa, si circonda.
La madre di Jojo, Rosie, (Scarlett Johansonn) non approva e cerca, con l'amore e la gioia di vivere, di farlo restare bambino il più a lungo possibile.
Rosie e Jojo sono soli: il padre sta combattendo al fronte, ma non dà sue notizie da anni e la sorella è morta.
La vita inquadrata di Jojo e le sue convinzioni vengono messe a dura prova quando scopre che la madre nasconde in un'intercapedine l'ebrea diciassettenne Elsa.
L'istinto di Jojo (spinto dall'amico immaginario) è quello di denunciarla e consegnarla alla Gestapo ma sa che così facendo anche lui e Rosie rischierebbero molto. Non può nemmeno dirle di conoscere il suo segreto perché allora lei sarebbe costretta a cacciare Elsa e in quel caso la ragazza si vendicherebbe… praticamente un terribile circolo vizioso che porterà i due ad imparare a conoscersi.
Il film è raccontato in maniera eccezionale: divertente, sfrontato, ironico e leggermente sopra le righe. Affronta, a pochi giorni dal giorno della memoria, il tema della seconda Guerra Mondiale con delicatezza e strappando svariate risate. Questo Hitler immaginario è assolutamente geniale, quasi simpatico, all'inizio, per poi trasformarsi in ridicolo e sfacciato e, infine, rivelarsi nella personalità che più gli riconosciamo. Tutto questo senza mai essere irriverente o di cattivo gusto.
Sul volgere della fine non mancano le lacrime, ma è una commozione che non viene mai esasperata, tutt'altro: le pagine drammatiche di questa storia restano vive solo per il tempo strettamente necessario.
Mai un eccesso, mai uno scivolone: un incredibile gioco di equilibri che permette allo spettatore di uscire dalla sala arricchito e felice di aver scelto proprio questo film.
Superconsigliato!
Ps: colonna sonora da 10!
Ho cercato in rete le recensioni di recensori più recensionisti di me e ho trovato svariate critiche, io invece, dall'alto della mia ignoranza e del mio modo di affrontare tutto "a pelle" vi dico che raramente ho visto un film cosi perfetto.
Trama: Jojo è un ragazzino di 10 anni dai tratti perfettamente ariani che ha, come amico immaginario, un Hitler tanto autoritario quanto ridicolo. Respira a pieni polmoni l'aria della Germania nazista dell'ultimo periodo e ne è ossessionato: vuol diventare a tutti i costi uno di quei soldati alti, forti e sicuri di sé di cui Hitler, quello in carne ed ossa, si circonda.
La madre di Jojo, Rosie, (Scarlett Johansonn) non approva e cerca, con l'amore e la gioia di vivere, di farlo restare bambino il più a lungo possibile.
Rosie e Jojo sono soli: il padre sta combattendo al fronte, ma non dà sue notizie da anni e la sorella è morta.
La vita inquadrata di Jojo e le sue convinzioni vengono messe a dura prova quando scopre che la madre nasconde in un'intercapedine l'ebrea diciassettenne Elsa.
L'istinto di Jojo (spinto dall'amico immaginario) è quello di denunciarla e consegnarla alla Gestapo ma sa che così facendo anche lui e Rosie rischierebbero molto. Non può nemmeno dirle di conoscere il suo segreto perché allora lei sarebbe costretta a cacciare Elsa e in quel caso la ragazza si vendicherebbe… praticamente un terribile circolo vizioso che porterà i due ad imparare a conoscersi.
Il film è raccontato in maniera eccezionale: divertente, sfrontato, ironico e leggermente sopra le righe. Affronta, a pochi giorni dal giorno della memoria, il tema della seconda Guerra Mondiale con delicatezza e strappando svariate risate. Questo Hitler immaginario è assolutamente geniale, quasi simpatico, all'inizio, per poi trasformarsi in ridicolo e sfacciato e, infine, rivelarsi nella personalità che più gli riconosciamo. Tutto questo senza mai essere irriverente o di cattivo gusto.
Sul volgere della fine non mancano le lacrime, ma è una commozione che non viene mai esasperata, tutt'altro: le pagine drammatiche di questa storia restano vive solo per il tempo strettamente necessario.
Mai un eccesso, mai uno scivolone: un incredibile gioco di equilibri che permette allo spettatore di uscire dalla sala arricchito e felice di aver scelto proprio questo film.
Superconsigliato!
Ps: colonna sonora da 10!



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