Nuvole Barocche, di Paolacci & Ronco: la vera protagonista di questo libro è Genova

Dunque... se proprio dovessi tirare brevissimamente le fila di questo romanzo direi che la trama è figa, ma ci sono delle cose che proprio non mi sono piaciute che appartengono prevalentemente alla cifra stilistica dei due autori.
Ma andiamo con ordine e partiamo dal presupposto che in questo caso, cari miei, vi trovate davanti a una genovese, la sottoscritta (se non proprio genovese al 100% di origine, comunque, nata e cresciuta nella Superba) che affronta un romanzo ambientato a Genova, che inevitabilmente tratta anche dei genovesi, scritto da due persone che abitano a Genova ma che non le appartengono per nascita.
Perchè parto da questo assunto?
Perchè con Nuvole Barocche non stiamo leggendo solo una storia: Paolacci & Ronco stanno dando a una città un ruolo fondamentale, cercano di sviscerarla, la rendono protagonista del romanzo e questo, di per sé, sarebbe un bel punto a favore se non fosse che regionalismi e clichè prendono un po' troppo il sopravvento.
Ma sto divagando ancora una volta.

Nuvole Barocche, il cui titolo richiama immediatamente alla mente niente popò di meno che Fabrizio De Andrè va classificato nella categoria "Gialli". La storia è quella del Vicequestore Aggiunto Paolo Nigra, torinese omosessuale trapiantato a Genova che si trova ad indagare sulla morte di Federico Pittaluga, anch'egli omosessuale, della Genova Bene, avvenuta in seguito ad una festa a favore delle Unioni Civili.
La scena del crimine di per sè racconta molto poco: una pioggia incessante è stata unica testimone dell'omicidio di Federico e quando ha lasciato il posto al sole, si è portata con sé la maggior parte delle prove. Nigra dovrà mettere in campo tutte le sue capacità per non farsi influenzare dai suoi stessi pregiudizi e lasciarsi guidare solo dal suo istinto.

E' un giallo, quindi non vi starò a dire cosa succede per filo e per segno ma cercherò di dividere le mie sensazioni in due macro categorie: cose buone // cose meno buone.

Partiamo dalle cose positive:
- la storia è ottima: accattivante, moderna, contemporanea.
- i personaggi sono ben sviluppati: approfonditi il giusto, caratterizzati correttamente. E variegati. Variegati come solo uno che ha amato profondamente Fabrizio De Andrè e ha girato un po' per il Centro Storico sa vedere. Si parla dei "diversi", gli "emarginati", gli esclusi...
- a tratti riesce ad essere anche divertente

E ora, le cose meno positive:
- i regionalismi: è vero che un genovese usa il "belin" con la stessa facilità di bere un bicchier d'acqua. Ma i "belin" di un genovese hanno sempre un significato preciso, seppur di volta in volta diverso. Un "belin" non viene mai buttato a casaccio in mezzo a un discorso se la situazione non lo richiede. In questo testo si fa un uso del "belin" che rasenta l'imbarazzo. Eccessivo, inutile e spesso mal posizionato. Meno fastidiosi (vuoi, forse, anche perchè utilizzati più frequentemente in tv o nei libri) il romanesco e il napoletano.
- i clichè: la giovane vittima che abita nel super quartiere, gli omofobi che vengono dalla periferia... troppo troppo troppo scontato e non necessariamente rispecchiante la realtà.
- il #G8: sembra che non se ne possa fare a meno. Polizia + Genova = cos'è dai!?! Non li vuoi fare due richiami al G8? Cosa vuoi che siano due richiami? Mi chiederete voi... eh si, ok, ma qui non si tratta solo di dare contestualizzazione. Si tratta proprio di rimarcare e imprimere, senza possibilità di evasione, quella terribile pagina della storia genovese/italiana.
Chiaramente questo romanzo, seppur di nuovissima uscita, è stato scritto prima dell'ultima tragedia che ha colpito questa città (il crollo di Ponte Morandi), e ovviamente Paolacci e Ronco nulla ne possono, ma forse sono personalmente troppo stanca di tutte le cose che succedono nelle nostre strade.
Credo che sia un mio limite e non un vero e proprio difetto di Nuvole Barocche, ma oggi avrei preferito leggere qualcosa che tralasciasse, a favore di fantasia, una delle più grandi ferite che ci stiamo portando dietro e che non riescono a rimarginarsi.

Tirando le conclusioni: il romanzo è indiscutibilmente bello. Le critiche che ho fatto sono assolutamente personali e riguardano il mio modo di vivere una città che amo e che non potrei mai pensare di lasciare.
Compratelo, leggetelo, fatevi la vostra idea perchè, nonostante tutto quello che posso aver detto io, ne vale la pena.





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