Stoner di John Williams, inaspettato e perfetto
Non fatevi influenzare dalla quarta di copertina di questo libro.
Non fatevi influenzare nemmeno dal primissimo paragrafo: "William Stoner si iscrisse all'Università del Missouri nel 1910 all'età di 19 anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido (...)"
Non fatevi influenzare, perchè dietro questa storia che sembra non aver motivo di essere raccontata si nasconde quello che a tutti gli effetti possiamo definire 'il romanzo perfetto'.
Stoner William, classe 1891, diventa ricercatore universitario in materie letterarie dopo aver abbandonato la facoltà di agraria e aver dato, quindi, forti preoccupazioni alla sua famiglia di contadini. Sposa una donna che non lo ama e che fa di tutto per rendergli la vita impossibile fino a quando scopre l'amore per una sua studentessa: lampo di luce in un'esistenza nata sotto la stella di #maiunagioia e che, per tanto, avrà vita brevissima.
L'unica cosa buona uscita dal suo matrimonio è la figlia. Tra i due all'inizio c'è un rapporto meraviglioso, fatto di affinità, confidenze e silenzi non ingombranti. Ma anche qui, la moglie ci mette lo zampino e tenta di rovinare tutto.
Supera alla bell'è meglio alcuni ostruzionismi lavorativi e non, invecchia e muore.
Una vita triste e desolata, quella di Stoner. Un romanzo che, a primo acchito, non avrebbe motivo di essere scritto. Non ci sono colpi di scena, momenti fortunati o eclatanti lotte per la libertà. Non c'è niente di tutto questo, eppure (e qui lo ripeto) siamo davanti alla perfezione.
Una storia scritta con una tecnica eccelsa, semplice e puntuale, raccontata con delicatezza, personaggi descritti con dovizia di particolari tanto da vederli visualizzati davanti ai propri occhi.
Emozioni raccontate fin nel profondo, che ti entrano dentro e che vivi in prima persona.
E' un romanzo, Stoner, che seppur senza troppe pretese e incredibili avventure affronta gli argomenti in assoluto più importanti e delicati.
Dalla perfetta postfazione di Peter Cameron (che trovate in chiusura del libro):
"che cosa ne ha determinato l'enorme richiamo e l’enorme successo? È un libro piccolo, dalle modeste ambizioni, ma affronta ed esplora gli interrogativi più imprescindibili e sconcertanti che ci è dato di conoscere: perché viviamo? Che cosa conferisce valore e significato alla vita? Che cosa vuol dire amare? Per la terza volta, leggendo le pagine finali di questo magnifico libro, ho pianto. Sul letto di morte William Stoner guarda fuori il giardino illuminato dal sole e vede un gruppo di studenti che attraversa il prato. «Camminavano leggeri sull’erba, quasi senza toccarla, senza lasciare tracce del loro passaggio». Come quei ragazzi «allegri e incantati», Stoner attraversa con grazia leggera e delicatezza il cuore del lettore, ma la traccia che lascia è indelebile e profonda".
Da non perdere, per nulla al mondo.
Non fatevi influenzare nemmeno dal primissimo paragrafo: "William Stoner si iscrisse all'Università del Missouri nel 1910 all'età di 19 anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido (...)"
Non fatevi influenzare, perchè dietro questa storia che sembra non aver motivo di essere raccontata si nasconde quello che a tutti gli effetti possiamo definire 'il romanzo perfetto'.
Stoner William, classe 1891, diventa ricercatore universitario in materie letterarie dopo aver abbandonato la facoltà di agraria e aver dato, quindi, forti preoccupazioni alla sua famiglia di contadini. Sposa una donna che non lo ama e che fa di tutto per rendergli la vita impossibile fino a quando scopre l'amore per una sua studentessa: lampo di luce in un'esistenza nata sotto la stella di #maiunagioia e che, per tanto, avrà vita brevissima.
L'unica cosa buona uscita dal suo matrimonio è la figlia. Tra i due all'inizio c'è un rapporto meraviglioso, fatto di affinità, confidenze e silenzi non ingombranti. Ma anche qui, la moglie ci mette lo zampino e tenta di rovinare tutto.
Supera alla bell'è meglio alcuni ostruzionismi lavorativi e non, invecchia e muore.
Una vita triste e desolata, quella di Stoner. Un romanzo che, a primo acchito, non avrebbe motivo di essere scritto. Non ci sono colpi di scena, momenti fortunati o eclatanti lotte per la libertà. Non c'è niente di tutto questo, eppure (e qui lo ripeto) siamo davanti alla perfezione.
Una storia scritta con una tecnica eccelsa, semplice e puntuale, raccontata con delicatezza, personaggi descritti con dovizia di particolari tanto da vederli visualizzati davanti ai propri occhi.
Emozioni raccontate fin nel profondo, che ti entrano dentro e che vivi in prima persona.
E' un romanzo, Stoner, che seppur senza troppe pretese e incredibili avventure affronta gli argomenti in assoluto più importanti e delicati.
Dalla perfetta postfazione di Peter Cameron (che trovate in chiusura del libro):
"che cosa ne ha determinato l'enorme richiamo e l’enorme successo? È un libro piccolo, dalle modeste ambizioni, ma affronta ed esplora gli interrogativi più imprescindibili e sconcertanti che ci è dato di conoscere: perché viviamo? Che cosa conferisce valore e significato alla vita? Che cosa vuol dire amare? Per la terza volta, leggendo le pagine finali di questo magnifico libro, ho pianto. Sul letto di morte William Stoner guarda fuori il giardino illuminato dal sole e vede un gruppo di studenti che attraversa il prato. «Camminavano leggeri sull’erba, quasi senza toccarla, senza lasciare tracce del loro passaggio». Come quei ragazzi «allegri e incantati», Stoner attraversa con grazia leggera e delicatezza il cuore del lettore, ma la traccia che lascia è indelebile e profonda".
Da non perdere, per nulla al mondo.



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