L'ultimo cavaliere. La torre nera vol. 1: che fatica!!!

Sono sempre stata un'amante dei libri di Stephen King, ma questa collana non l'avevo mai affrontata.
E a questo punto non so nemmeno se troverò mai la forza di tentare il secondo capitolo de La Torre Nera, che in molti mi dicono essere davvero un capolavoro.

Sarà anche vero, non dico necessariamente il contrario, ma L'Ultimo Cavaliere è di una noia mortale.
Vi dico solo che per leggere un libretto di, sì e no, 300 pagine ho impiegato due settimane intere. Non c'è stato verso che riuscissi a concentrarmi, ma provo ad andare con ordine.
Partiamo da un minimo di trama.
Dico 'un minimo' perchè in realtà non si capisce una fava secca.

L'Ultimo cavaliere fondamentalmente è un viaggio: il protagonista è questo pistolero di cui non si saprà mai il nome se non sul finire del romanzo. Siamo, rispetto alla nostra epoca, in un futuro non troppo ben specificato. Il mondo ha subito una misteriosa catastrofe e la vita come la conosciamo oggi non esiste più: niente elettricità, niente macchine, niente treni. Solo una sorta di Far West infestato dal Male.

Il pistolero è all'inseguimento disperato di un certo Uomo in Nero, uno strano personaggio in grado di resuscitare i morti: nel corso di questo viaggio il pistolero si lascia dietro una scia di morte e distruzione che nemmeno Hitler, fino a quando non raccatta un ragazzino per la strada (anch'esso morto e resuscitato dall'Uomo in Nero) e decide di portarselo dietro.
Durante un amplesso sotto stupefacenti con un Oracolo scopre che nel suo destino non c'è solo dover raggiungere questo misteriosissimo personaggio, ma anche quello di raggiungere una certa Torre Nera (ah, ma quindi il titolo della saga ce l'ha un senso!).
Ovviamente tra i due grandi protagonisti c'è un trascorso che cerca di dare un senso a tutto questo minestrone.
Ad essere onesti ho trovato molto più interessante le note dell'autore a conclusione del libro: Stephen King spiega che quando ha iniziato a scrivere L'Ultimo Cavaliere era ancora un autore alle prime armi e nemmeno lui sapeva dove andare a parare, tant'è vero che gli ci sono voluti moltissimi anni sia per portare a conclusione questa prima parte sia per, successivamente, concludere la saga.

Scriveva tra un esame all'università e una canna, tra una festa e l'amore di turno quindi, aggiungo io, era probabilmente un po' obnubilato dalla vita.

Sarà anche considerata l'opus magnum di King ma, Signori cari, PER ME E' NO!



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