IL TESTAMENTO DI UN MARATONETA di Manuel Sgarella - La storia vera di Carlo Airoldi
Questo è un libro che, tendenzialmente, sarebbe fuori dalle mie corde ma complice il fatto di trovarlo gratis sullo store Kindle e il fatto che quest'anno mi sono fatta intrappolare in una "sfida letteraria" tra amici (abbiamo un sacco di categorie che valgono diversi punti.. ogni categoria un solo titolo, ogni titolo una sola categoria. A fine anno chi ha fatto più punti vince la gloria eterna) ho deciso di leggerlo.
E per fortuna!
Il Testamento di un maratoneta è la vera storia di Carlo Airoldi. Chi è Carlo Airoldi?
La domanda è legittima, ed è legittima perchè, nella maggior parte dei casi, se non vinci non passi alla storia.
Carlo Airoldi è prima di tutto un operaio in una fabbrica di cioccolato, è figlio di contadini, un poveraccio senza un soldo in tasca ma con una grande passione: quella per la corsa.
Carlo Airoldi è un ometto non esattamente atletico e aitante che corre ogni volta che gli è possibile farlo e si allena in ogni momento e in qualunque situazione.
Carlo Airoldi è un uomo che sa di essere bravo in quello che fa. Ed è un uomo con una forza di volontà strabiliante.
Carlo Airoldi è anche un uomo innamorato di una donna che non sa se ricambia i suoi sentimenti. Lei è Adele, la figlia del suo capo, ed è proprio il capo che gli vieta categoricamente di coltivare qualsiasi forma di interesse perchè Carlo non se la merita la sua bambina: "Carlo è solo un operaio".
Ed è a questo punto che scatta qualcosa nella testa del protagonista di questa storia: lui non è solo un operaio, si merita di più. Si merita Adele e lo dimostrerà. Come?
Qui viene il bello. Siamo nel 1896, esattamente quando il Barone Pierre De Coubertin si sta sbattendo come una ninja per il suo grande sogno: riportare in vita i Giochi Olimpici.
Sono importanti i giochi Olimpici, sono le basi su cui costruire una società civile e pacifica e i Greci Antichi lo sapevano. Nell'antichità le Olimpiadi erano vissute come un modo per risolvere i grandi conflitti su un piano sportivo e De Coubertin si attacca con le unghie e con i denti a questo concetto. Combatte, anche lui uomo dall'enorme forza di volontà, spirito di sacrificio e grande ammaliatore. Si svena, finisce quasi in rovina ma alla fine ce la fa: stava per aprirsi la prima edizione delle Olimpiadi Moderne, ad Atene (poca fantasia, forse, ma città più adatte non potevano esisterne) e la gara simbolo di questa Olimpiade sarebbe stata LA MARATONA.
L'Airoldi decide di partecipare e vincere quella maratona: cos'erano 40 Km per lui che ne aveva percorsi (e vinti) molti di più? Fin qui tutto bene, ma come ci arriva un milanese ad Atene se non ha un soldo bucato in tasca? Una sola risposta possibile: a piedi!
Parte, Airoldi, ma non affronta un viaggio facile: il male ai piedi, il maltempo, i lupi, i briganti...
e poi l'Albania. Non si tratta di razzismo, dovete tenere a mente che siamo nel 1896: le terre d'Albania sono impraticabili, i ladri ti aspettano dove meno te lo immagini. Insomma, è davvero troppo pericoloso e alle porte di questa terra inospitale prende un piroscafo e raggiunge la Grecia. Dal luogo dello scalo ad Atene c'è ancora un po' di strada gambe in spalla e si va.
SPOILER ALERT (anche se è chiaro fin da subito)
Carlo Airoldi arriva in tempo ad Atene, acclamato da tutti e dato come grande favorito della maratona ed è proprio questo il problema: il Comitato Olimpico trova un cavillo tecnico per rifiutare la sua iscrizione ma è chiaro che la vera motivazione sia quella di non rischiare assolutamente che a vincere la gara simbolo delle Olimpiadi sia un NON-GRECO
A poco valgono le rimostranze del consolato Italiano: non c'è niente da fare.
Airoldi si ritrova sugli spalti in qualità di spettatore ad applaudire Spirodon Luis: un pastore greco senza alcuna velleità sportiva ma con delle ottime gambe che gli hanno garantito la vittoria.
Una gioia però la ottiene: al suo rientro in patria trova Adele ad aspettarlo. Adele lo ama davvero e passeranno insieme il resto della loro vita.
E' una storia amara quella di Airoldi.
Ma è anche una storia che insegna moltissimo: insegna la forza di volontà, insegna che si deve sempre continuare a inseguire un sogno e insegna a non farsi sopraffare dalle avversità.
Sono felice di aver letto questo romanzo perchè una storia così importante e pregna di significato non dovrebbe essere dimenticata sulle pagine sbiadite di un diario.
Valutazione personale: 😸😸😸😸😸 su 5
E per fortuna!
Il Testamento di un maratoneta è la vera storia di Carlo Airoldi. Chi è Carlo Airoldi?
La domanda è legittima, ed è legittima perchè, nella maggior parte dei casi, se non vinci non passi alla storia.
Carlo Airoldi è prima di tutto un operaio in una fabbrica di cioccolato, è figlio di contadini, un poveraccio senza un soldo in tasca ma con una grande passione: quella per la corsa.
Carlo Airoldi è un ometto non esattamente atletico e aitante che corre ogni volta che gli è possibile farlo e si allena in ogni momento e in qualunque situazione.
Carlo Airoldi è un uomo che sa di essere bravo in quello che fa. Ed è un uomo con una forza di volontà strabiliante.
Carlo Airoldi è anche un uomo innamorato di una donna che non sa se ricambia i suoi sentimenti. Lei è Adele, la figlia del suo capo, ed è proprio il capo che gli vieta categoricamente di coltivare qualsiasi forma di interesse perchè Carlo non se la merita la sua bambina: "Carlo è solo un operaio".
Ed è a questo punto che scatta qualcosa nella testa del protagonista di questa storia: lui non è solo un operaio, si merita di più. Si merita Adele e lo dimostrerà. Come?
Qui viene il bello. Siamo nel 1896, esattamente quando il Barone Pierre De Coubertin si sta sbattendo come una ninja per il suo grande sogno: riportare in vita i Giochi Olimpici.
Sono importanti i giochi Olimpici, sono le basi su cui costruire una società civile e pacifica e i Greci Antichi lo sapevano. Nell'antichità le Olimpiadi erano vissute come un modo per risolvere i grandi conflitti su un piano sportivo e De Coubertin si attacca con le unghie e con i denti a questo concetto. Combatte, anche lui uomo dall'enorme forza di volontà, spirito di sacrificio e grande ammaliatore. Si svena, finisce quasi in rovina ma alla fine ce la fa: stava per aprirsi la prima edizione delle Olimpiadi Moderne, ad Atene (poca fantasia, forse, ma città più adatte non potevano esisterne) e la gara simbolo di questa Olimpiade sarebbe stata LA MARATONA.
L'Airoldi decide di partecipare e vincere quella maratona: cos'erano 40 Km per lui che ne aveva percorsi (e vinti) molti di più? Fin qui tutto bene, ma come ci arriva un milanese ad Atene se non ha un soldo bucato in tasca? Una sola risposta possibile: a piedi!
Parte, Airoldi, ma non affronta un viaggio facile: il male ai piedi, il maltempo, i lupi, i briganti...
e poi l'Albania. Non si tratta di razzismo, dovete tenere a mente che siamo nel 1896: le terre d'Albania sono impraticabili, i ladri ti aspettano dove meno te lo immagini. Insomma, è davvero troppo pericoloso e alle porte di questa terra inospitale prende un piroscafo e raggiunge la Grecia. Dal luogo dello scalo ad Atene c'è ancora un po' di strada gambe in spalla e si va.
SPOILER ALERT (anche se è chiaro fin da subito)
Carlo Airoldi arriva in tempo ad Atene, acclamato da tutti e dato come grande favorito della maratona ed è proprio questo il problema: il Comitato Olimpico trova un cavillo tecnico per rifiutare la sua iscrizione ma è chiaro che la vera motivazione sia quella di non rischiare assolutamente che a vincere la gara simbolo delle Olimpiadi sia un NON-GRECO
A poco valgono le rimostranze del consolato Italiano: non c'è niente da fare.
Airoldi si ritrova sugli spalti in qualità di spettatore ad applaudire Spirodon Luis: un pastore greco senza alcuna velleità sportiva ma con delle ottime gambe che gli hanno garantito la vittoria.
Una gioia però la ottiene: al suo rientro in patria trova Adele ad aspettarlo. Adele lo ama davvero e passeranno insieme il resto della loro vita.
E' una storia amara quella di Airoldi.
Ma è anche una storia che insegna moltissimo: insegna la forza di volontà, insegna che si deve sempre continuare a inseguire un sogno e insegna a non farsi sopraffare dalle avversità.
Sono felice di aver letto questo romanzo perchè una storia così importante e pregna di significato non dovrebbe essere dimenticata sulle pagine sbiadite di un diario.
Valutazione personale: 😸😸😸😸😸 su 5



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