LE HO MAI RACCONTATO DEL VENTO DEL NORD di Daniel Glattauer. Galeotto fu quell'indirizzo email sbagliato

Le ho mai raccontato del vento del nord...
già con il titolo partiamo bene: emozionale, smuove qualcosa in qualche angolo remoto del  cervello che immediatamente stuzzica l'area della malinconia e dello struggimento.
Bisognerà arrivare ben avanti nel testo per capire cosa sia, in questo caso, il vento del nord.

Questo libro cadeva proprio a fagiolo: ne avevo bisogno, leggero, romantico, divertente, veloce e stimolante. Dopo pagine e pagine di scomparse, segreti, ricerche, delusioni, vendette e recriminazioni ne avevo bisogno.

L'autore è Daniel Glattauer, austriaco, 58 anni, fronte (fin troppo) ampia e spaziosa, occhialino rettangolare e sorriso accattivante: di questo romanzo ha venduto una marea di copie, da esso è stata tratta una pièce teatrale e ne esiste un seguito, dal titolo La settima onda.

Tempo di lettura: non più di 30 ore, comprese quelle per dormire (poche), lavorare (8, circa) gestione casa, gatto ecc (svariate). Insomma, un libro che se ne va via in un batter d'occhio.

Vorrete, giustamente, sapere di cosa parla: Le ho mai raccontato del vento del nord è un amore modernamente epistolare tra due perfetti sconosciuti.
Lei è Emma (Emmi, per lui): giovane, sposata, brillante, sarcastica e con la risposta pronta.
Lui è Leo, giovane professore di psicolinguistica che sta studiando l'uso delle email come veicolo di emozioni. E' colto, Leo. Sagace, serio a tratti moralista e a tratti di una vivacità scoppiettante.

Emmi, un giorno, invia una mail ad un indirizzo di posta sbagliato: è così che i due iniziano a parlarsi. Un dialogo fitto che presto si trasforma in un interesse, poi in qualcosa di più.
Vorrebbero incontrarsi, ma questo dà vita a molti dubbi. Primo tra tutti: un incontro distruggerebbe l'immagine idealizzata che hanno l'uno dell'altra? Quali sarebbero le conseguenze sulla loro vita reale e quali sarebbero le conseguenze sul loro rapporto?

Analizzando il romanzo in modo un po' più distaccato ci si rende probabilmente conto che è un fuoco che nasce un po' troppo in fretta... forse se al posto di un Daniel ci fosse stata una Danielle alcuni passaggi sarebbe stati trattati meno frettolosamente. O forse è proprio questo che l'autore ha voluto trasmettere: una miccia che prende fuoco all'improvviso.
Se di critica si può parlare, questa è l'unica che mi sento di smuovere.
E' una lettura facile all'immersione profonda, facile all'immedesimazione, facile alla nascita dell'esigenza di non chiuderla mai. Forse è proprio questo che rende il libro così speciale: non puoi chiuderlo fino all'ultima pagina. Non puoi chiuderlo come Emmi e Leo non possono staccarsi dalla propria casella di posta elettronica.

5 faccette di gatto su 5!







Commenti

Post più popolari